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Montagna Italiana

Chi sappia ben aprire gli occhi e non ponga limiti alla curiosità o al desiderio di sapere troverà sempre, in un paesaggio qualsiasi, ragioni infinite di veri insegnamenti, che, una volta afferrati, debbono accrescere quel godimento estetico che il paesaggio – quali siano i suoi caratteri – inevitabilmente deve dare a chi sa ricercarne e trovarne la naturale armonia. Ma tra tutti i paesaggi che si aprono dinanzi alla nostra osservazione, come risultato delle passate vicende del pianeta, e risultato anche della lunga paziente e incessante opera degli agenti, eterni modellatori delle terre emerse – come non ve ne è nessuno, più di quello della Montagna Italiana, suggestivamente bello e per questo generosamente largitore di infiniti godimenti estetici, così nessuno ve ne è anche altrettanto ricco di insegnamenti, che sollecitano la attività pensatrice, intellettiva, dell'uomo, mentre la bellezza delle forme, dei colori, dei contrasti sembra quasi addolcire quel qualsiasi sforzo che il cervello debba fare, nella ricerca delle cause che hanno originato forme, contrasti, insomma tutto il quadro che la natura offre alla nostra ammirazione intelligente.
Un inno alla montagna, dove arte e scienza convivono in un percorso equilibrato e accordato: è questa la prima fulminea impressione che mi hanno suscitato le parole di Giotto Dainelli, in apertura del capitolo Passeggiate con un geografo del volume dedicato al Monte Bianco.
Arte e scienza, emozione e ricerca devono accordarsi in ogni percorso didattico mirato a una conoscenza significativa della montagna e alle azioni costruttive per la sua salvaguardia e valorizzazione della Montagna Italiana.


Montagna Italiana

Le considerazioni di Giotto Dainelli (1926, pp. 125-6) – geografo e geologo nato a Firenze nel 1878, studioso e amante della Montagna Italiana e dell'alpinismo – si prestano bene ai molteplici possibili discorsi sulla montagna; in particolare appare espressiva, nella sua visione della montagna alpina, oltre al convincimento sulla capacità di attrazione, estetica e scientifica insieme del paesaggio montano, l'individuazione di "ragioni infinite" di insegnamenti per chi è aperto al desiderio di conoscere.
Dainelli vede la montagna italiana, sempre con rigore di scienziato, come una vera
* Presidente nazionale dell'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG). Ordinario di Geografia presso la Sapienza, Università di Roma.

e propria opera d'arte, plasmata nel corso di milioni di anni da un'orchestra costituita da tanti artefici-artisti (acque, ghiacci, venti...) «eterni modellatori delle terre emerse», ciascuno con il proprio strumento. E sono proprio le capacità di attrazione, estetiche e scientifiche, del paesaggio della montagna italiana l'invito più pressante alla riflessione e allo studio.
I ragionamenti di Dainelli, sviluppati quasi un secolo fa, attualissimi ancora oggi, mi conducono ad Armand Frémont e alle sue riflessioni sui paesaggi, proposte in un libro recentemente tradotto, scritto per amore della geografia e per capirla meglio: Vi piace la geografia?.
Il geografo francese, nella sua piena maturità di studioso, inserisce la montagna italiana tra i "paesaggi sublimi": quelli cioè che «esercitano un vero fascino su chi vi abita e soprattutto sui visitatori che vi si affollano in misura crescente» e dove «l'ammirazione raggiunge il suo apice». La montagna – continua Frémont – rispetto agli altri paesaggi (mare e litorale, deserto, foresta) «aggiunge il sublime per eccellenza, la vetta, la postura e la visione verticali». Offre, inoltre, «in maniera quasi schematica, tutte le possibilità della distinzione sociale in relazione all'altitudine»: in basso la vallata (con le industrie e le città); a metà del pendio la foresta e i suoi alpeggi; più in alto i campi innevati o ricoperti dai ghiacciai, infine «le cime, le contemplazioni solitarie, l'infinito tra la vita e la morte, l'umanità ignorata e osservata dalle sommità» (Frémont, 2007, p. 122).
Le lezioni di Giotto Dainelli e di Armand Frémont possono, in qualche modo, fornire le iniziali chiavi di lettura di questo contributo, che considera l'importanza dei rapporti tra ricerca e didattica attraverso il paesaggio della montagna italiana, cercando di valorizzare alcune proprietà specifiche ed essenziali della geografia, come:

scienza di relazioni; scienza di interazione fra saperi non omogenei; scienza cronospaziale.


Montagna Italiana

La disposizione tradizionale della geografia, quale "canale" fecondo tra le scienze umane e fisico-biologiche, può conferire all'insegnamento della montagna italiana una migliore caratterizzazione interdisciplinare, grazie alla molteplicità di letture possibili e alle chiavi interpretative che propone. I vari riferimenti ambientali, in grado di relazionare attività umane e sistemi naturali, vanno inseriti in una dimensione etica capace di focalizzare l'attenzione sulle posizioni contraddittorie che si riscontrano rispetto all'ambiente, e che purtroppo oggi incidono in maniera negativa sulla sua stessa integrità. Il paesaggio montagna italiana si presta bene a ricercare i punti di raccordo tra la realtà oggettiva (realtà fisica, costruzione razionale, modello ecc.) e quella soggettiva (realtà sensoriale, estetica, costruzione psicologica).
L'approccio semiotico, inoltre, si rivela particolarmente fecondo, giacché consente di considerare il paesaggio montagna italiana come simbolo, come complesso di segni da leggere e interpretare. La percezione, la comprensione e la decodificazione di questi rapporti complessi avviene in primo luogo sul terreno.

LA MONTAGNA ITALIANA
l'osservazione diretta, pur se alla base vi sono e agiscono le nostre concezioni e i nostri punti di vista, le nostre conoscenze essenziali.
Ma anche la figurabilità della montagna rientra in questo tipo di approccio, passando dalla leggibilità dei contenuti fisici e oggettivi alla loro fruizione (disponibilità e accesso), alla loro qualità (estetica, conservativa, ricreativa ecc.), da intendersi, quindi, anche in termini di appagamento e soddisfazione.


montagna italiana

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